Pigi ha scritto:Mi domandavo se non valesse la pena di dargli una passata di quei prodotti fosfatanti ( non vernici ) per trasformare la ruggine in fosfato di ferro, e fermare la corrosione.
Una volta terminata la fare di fosfatazione ( credo si dica cosi' ) poi intervenire con la lana d'acciao 0000 per rimuovere la parte in eccesso.
Successivamente una brunitura a freddo, per la parte di "colore" e protezione, naturalmente non dimenticando di mantenere l' oggetto sempre con un velo d'olio.
In giro non ho trovato molta letteratura sull' uso di questi prodotti, associata all' oplologia, mentre sono utilizzate molto in altre forme di restauro ( specie automobilistico/motociclistico ).
C'e' qualche motivazione che non conosco sul perche' non si usino fosfatanti nel restauro di armi ?
Grazie
Pierluigi
In riscontro alle tue osservazioni/domande, sostituendomi indebitamente ad un chimico professionista, ti rispondo in base alle mie modeste esperienze tecniche.
Generalmente si impiegano soluzioni di acido fosforico per eliminare l'ossido di ferro e lasciare il metallo 'nudo' per trattamenti successivi di protezione.
L'azione di convertire l'ossido di ferro nelle maggiori valenze (es.:Fe2O3) in altra molecola che non abbia all'interno l'ossigeno non è indicata in quanto rimarrebbe la 'crosta' di 'ossido di ferro idrato', convertita magari in 'solfato di ferro' od altre molecole con assenza di 'O'.
In questi ultimi casi mantenere la 'crosta' di ossido modificato e stabilizzato in modo da non far continuare la sua azione corrosiva sulle superfici d'acciaio non risulta come buona prassi nel recupero dell'arma in quanto sarebbe antiestetico vedere le macchie di una corrosione bonificata. Trattamenti di questo tipo vengono applicati sulle superfici in acciaio delle cisterne delle navi nei cantieri di manutenzione dove si rimuovono a martellare le croste di ossido e successivamente vengono applicate pitturazioni con convertitori di ruggine utili a non far progredire la corrosione per un periodo di altri due anni.
Pertanto, la soluzione non può essere altro che meccanica con la rimozione accorta dei 'crateri' formati dall'ossidazione in modo da rendere tutta la superficie liscia e godibile alla visione di una nuova brunitura.
Generalmente con l'asporatazione di 2-3/10 di metallo si recupera l'estetica senza compromettere la sicurezza del fucile.
Le armi sono un caso a parte da non mescolare con pratiche di restauri di altro genere, non si 'bruniscono' parti di auto o di moto, ne si cementano o tartarugano.
La brunitura delle canne dei fucili oltre alla funzione estetica, di non creare riflessi tipo specchio, ha la funzione di protezione del metallo dipendente dalla tipologia di trattamento che verrà adottato con le svariate tecniche oggi disponibili.